I pazienti non rispondono sempre in modo uguale a un trattamento specifico, ma quando la ricerca può predire l’efficacia o l’inefficacia di un trattamento su base caso-per-caso, ciò implica un reale miglioramento dell’assistenza terapeutica.

Per quanto riguarda le malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD), ad esempio, il 40% dei pazienti, vale a dire 2 milioni di persone in tutto il mondo, non rispondono all’anti-TNF, un trattamento immunosoppressivo per prevenire le ricadute della malattia.

Un recente studio condotto da ricercatori del Kennedy Institute (Università di Oxford) e pubblicato su “Nature Medicine” potrebbe identificare pazienti con IBD che non rispondono al trattamento anti-TNF. Infatti, i ricercatori hanno osservato una risposta minore da parte dei soggetti con un’alta concentrazione di una citochina, l’oncostatina M (OSM). A seguito di questa scoperta, i ricercatori stanno cercando modi diversi per bloccare questa citochina, consentendo ai pazienti non responsive di essere ricettivi all’anti -TNF. 1

“Un simile approccio apre la strada a un trattamento personalizzato della malattia. Può consentire di evitare l’esposizione di pazienti che non rispondono a questo trattamento, in quanto ha effetti collaterali non trascurabili e anche di ottimizzare i costi sanitari per questo costoso trattamento.
Per quanto riguarda il trattamento anti-TNF in quanto tale, ricordiamo l’importanza per i pazienti di una buona flora intestinale al fine di affrontare meglio questi trattamenti.”

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