Anche se ad oggi i pazienti HIV possono essere mantenuti in remissione dallo sviluppo della patologia mediante la cART (terapia antiretrovirale di combinazione), rimangono ancora delle problematiche legate al degrado cognitivo. Uno studio tutto italiano pubblicato sul Journal of NeuroVirology ha sottoposto pazienti HIV ad una supplementazione di probiotici ad alta concentrazione (De Simone Formulation).

La terapia, della durata di sei mesi, è stata valutata con l’esame del liquido cerebrospinale (CSF) e una valutazione neurocognitiva in 13 pazienti sieropositivi. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a ad una valutazione neurocognitiva di base e prelievo di sangue al tempo zero e dopo sei mesi di supplementazione probiotica. Più in dettaglio è stata effettuata una fenotipizzazione e una determinazione di marcatori (CD38 e HLA-DR) su sangue periferico. Livelli plasmatici di IL-6, sCD14, e MIP-1β sono stati rilevati mediante saggio di immunoassorbimento enzimatico (ELISA). L’analisi proteomica funzionale del campione CSF è stato condotto mediante elettroforesi bidimensionale.

I probiotici ad alta concentrazione hanno determinato un miglioramento su diversi test cognitivi e prestazioni neurocognitive su tutti i soggetti sieropositivi. Una riduzione della percentuale di CD4+, CD38+ HLA–DR-T è stata osservata anche a livello periferico dopo l’assunzione di probiotici (p=0,008). In conclusione, l’integrazione di probiotici durante la cART modifica significativamente la concentrazione di numerose sostante a livello di liquido cerebrospinale, in particolare quelle correlate all’infiammazione (β2-microglobulina: p=0,03; aptoglobina: p=0,06; albumina p=0,003; emoglobina p=0,003); ne consegue quindi che il cambiamento dei metaboliti della flora batterica e della permeabilità intestinale abbia ridotto a livello sistemico la produzione di citochine proinfiammatorie, soprattutto TNF-α. In aggiunta a questo è rilevante anche il notevole miglioramento del profilo proteico del liquor cefalorachidiano, che quindi viene protetto localmente dall’azione di molecole proinfiammatorie, a tutto vantaggio della situazione clinica identificabile con un miglioramento del degrado cognitivo di questi pazienti.1

Questo studio coinvolge un numero di soggetti limitato a causa della metodica invasiva utilizzata, rappresentata dalla puntura lombare, prima e dopo la presa della Formulazione De Simone, elemento essenziale per evidenziare – per la prima volta – che il miglioramento dello stato infiammatorio del sistema nervoso centrale nei pazienti che hanno manifestato un miglioramento della funzione neuro-psichiatrica, è dovuto al recupero della funzione della barriera emato-encefalica.

Pr De Simone, Chi Sono

  1. Landi, C., Santinelli, L., Bianchi, L. et al. J. Neurovirol. (2019). https://doi.org/10.1007/s13365-019-00801-7