Il morbo di Parkinson è un disturbo neurodegenerativo caratterizzato prevalentemente da una sintomatologia motoria accompagnata da disturbi accessori molto diffusi a diversi organi e apparati; tra i sintomi spesso riportati dai pazienti si registrano alcune anomalie nella funzione intestinale, spesso presenti prima della comparsa della patologia conclamata.

Anche se ad oggi sono disponibili trattamenti che possono aiutare ad alleviare i sintomi, non esiste una cura per controllare l’insorgenza e la progressione della malattia. Partendo dal presupposto che le componenti alterate dell’intestino potrebbero rappresentare un ruolo chiave nell’asse intestino-cervello, si è ipotizzato il coinvolgimento del sistema bidirezionale tra il sistema nervoso centrale e il sistema nervoso enterico. Poiché la dieta può alterare la composizione del microbiota, influenzando la funzione dell’asse intestino-cervello, sono stati registrati interessanti risultati riguardanti il ripristino del microbioma intestinale attraverso la somministrazione di probiotici selezionati. Una delle caratteristiche più importanti delle formulazioni probiotiche è quello di riuscire ad attenuare i processi infiammatori attraverso la produzione di citochine (Nicola S et al, 2016) e ridurre lo stress ossidativo attraverso una riduzione di radicali liberi dell’ossigeno (Nowak A et al, 2018). Questo aspetto è di grande interesse poiché la progressione della malattia è notevolmente accelerata in presenza di infezioni.

Per verificare questa ipotesi all’Università dell’Aquila sono stati condotte sperimentazioni con modelli in vitro e successivamente in vivo, allo scopo di valutare gli effetti neuroprotettivi di una miscela di probiotici Slab51 (Castelli et al. 2020). I dati dello studio in vitro, effettuato su cellule di neuroblastoma, hanno dimostrato non solo la mancanza di effetti tossici della miscela probiotica, ma anche una significativa diminuzione dei livelli di 6-idrossidopamina (6-OHDA), un metabolita in grado di determinare profonde lesioni cellulari; il risultato rafforza le evidenze legate agli effetti positivi sulla neuroplasticità e la sopravvivenza dei neuroni. La formulazione probiotica è stata quindi somministrata a topi utilizzati come modelli di lesioni al sistema nervoso centrale provocati da inoculazioni di 6-OHDA: anche in questo caso gli individui trattati tornavano sovrapponibili alle condizioni di partenza. Le valutazioni del trattamento hanno compreso anche test specifici per la valutazione dei danni da Parkinson. Anche l’esame microscopico ad immunofluorescenza di campioni di tessuto nervoso degli individui trattati ha confermato la riduzione dei livelli di neuroinfiammazione rispetto ai controlli.

Alla luce di queste considerazioni, la somministrazione di specifiche miscele probiotiche ad alta concentrazione diventa un elemento importante di integrazione alle attuali terapie nella malattia di Parkinson, confermando che la modulazione della flora intestinale influenza diverse vie che possono portare ad un rallentamento della progressione della malattia.

Pr De Simone, Chi Sono

Nicola et al. 2016  doi: 10.1097/MCG.0000000000000678
Nowak et al. 2018  https://doi.org/10.1080/10408398.2018.1494539

Castelli V et al. Aging 2020 Mar 9;12(5):4641-4659. doi: 10.18632