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Possiamo aspettarci un “DOP” per i probiotici?

Gli integratori alimentari soffrono di una mancanza di adeguati standard di qualità. Il prof. De Simone suggerisce la creazione di un’etichetta per guidare gli utenti.

Cosa differenzia un grande vino da un vino normale? Naturalmente, una storia di territorio, vitigno, fermentazione e know-how riconosciuto che si traducono in un sapore eccezionale e una garanzia di qualità.

Ti chiederai qual’è il collegamento con i probiotici? Bene, nello stesso modo in cui ci sono 1000 vini Chardonnay anonimi prodotti nei quattro angoli del pianeta, oggi ci sono migliaia di formulazioni probiotiche sul mercato. Sfortunatamente, i professionisti della salute e gli utenti finali trovano molto difficile capire qualcosa di tutti questi prodotti. Come possono identificare un “grand cru”?

The De Simone FormulationTroppe formulazioni oggi disponibili sono dannose per la buona reputazione dei probiotici e mi dispiace vedere sul mercato così tanti probiotici che non hanno studi scientifici. L’efficacia e la sicurezza di un probiotico dipendono dalla scelta, dall’identità, dalla qualità e dalla proporzione dei ceppi utilizzati, dalla concentrazione, dalla fermentazione e dai processi di liofilizzazione. I probiotici non sono uguali in questi aspetti.

Ecco perché penso che oggi sarebbe utile creare un’etichetta, come una DOP (Denominazione di origine protetta) per garantire una qualità affidabile e per proteggere dalle contraffazioni.

Ho iniziato questo approccio con la mia formulazione in modo da garantire i benefici a lungo termine del mix probiotico che ho creato e che è stato oggetto di oltre 60 studi clinici. Invito utenti e agenzie di regolamentazione a riflettere su questa idea.

Pr De Simone, Chi sono
2018-01-10T16:38:17+00:00 Probiotici|

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