La pandemia di coronavirus Sars-Cov-2 ha avuto una larga diffusione in tutto il mondo generando una sindrome respiratoria e cardiovascolare di estrema gravità negli individui che presentano comorbidità importanti quali diabete o insufficienza respiratoria. Nell’attesa di un vaccino, che non si presenta di facile realizzazione, la comunità scientifica ha evidenziato alcune strategie terapeutiche che, in ogni caso, sottolineano la necessità di intervenire tempestivamente ai primi sintomi della patologia; fra queste sono state prese in considerazione anche sostanze non propriamente farmacologiche quali nutrienti e probiotici, in virtù del fatto di essere facilmente disponibili e avere effetti collaterali trascurabili.

In particolare, l’utilizzo di probiotici è stato preso in considerazione da quando sono state rilevate tracce virali nelle feci e nelle biopsie intestinali degli individui infetti (anche se la colonizzazione virale a livello dell’intestino sembra essere tardiva rispetto a quella respiratoria). L’esatto meccanismo dell’attività antivirale dei probiotici non è completamente chiaro, ma comporta probabilmente un’azione a tre diversi livelli: il rafforzamento della risposta immunitaria innata della mucosa, la riduzione della permeabilità intestinale e l’influenza sulla risposta immunitaria acquisita sistemica attraverso un processo antinfiammatorio. Ne consegue che, sebbene i probiotici somministrati per via orale non siano attualmente parte integrante di un protocollo specifico per il trattamento delle infezioni virali respiratorie da Sars-Cov-2, molti studi suggeriscono una loro potenziale modulazione del sistema immunitario che può bilanciare la risposta infiammatoria al virus.

Il passaggio dalla teoria alla pratica però – sottolineano Ceccarelli et al. in una corrispondenza al Lancet – richiede criteri di scelta molto stringenti riguardo al probiotico da utilizzare: sappiamo che il recettore ACE2 espresso nell’epitelio intestinale regola l’ecologia del microbioma attraverso aminoacidi intestinali (Hashimoto et al., Nature, 2012), recettore prepotentemente down-regolato dall’invasione del virus (Verdecchia et al., Eur J Int Med, 2020)

Una alta concentrazione e vitalità dei ceppi utilizzati convalidati da una solida letteratura scientifica specifica costituiscono un presupposto non solo sufficiente ma profondamente necessario per il raggiungimento di una protezione adeguata a livello di microbioma intestinale.

Pr De Simone, Chi Sono

Ceccarelli et al, The Lancet Gastroenterology & Hepatology, 2020 Vol. 5, No. 8, p721–722
https://www.thelancet.com/pdfs/journals/langas/PIIS2468-1253(20)30196-5.pdf

Joyce W Y Mak, Francis K L Chan, Siew C Ng  Probiotics and COVID-19: one size does not fit all
DOI: https://doi.org/10.1016/S2468-1253(20)30122-9

Hashimoto T, Perlot T, Rehman A, et al. ACE2 links amino acid malnutrition to microbial ecology and intestinal inflammation. Nature 2012; 487: 477–81.

Verdecchia P, Cavallini C, Spanevello A, Angeli F. The pivotal link between ACE2 deficiency and SARS-CoV-2 infection. Eur J Intern Med 2020; published online Apr 20. DOI: https://doi.org/10.1016/j.ejim.2020.04.037

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Categories: Covid, Probiotici, Slab51

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