E’ nota da tempo la problematica che coinvolge la steatosi epatica non alcolica (NAFLD), di rilevante incidenza negli individui obesi e spesso con una evoluzione inarrestabile in cirrosi e fibrosi, se non in neoplasie. Lo studio di questo fenomeno negli anni ha evidenziato l’innesco della patologia da parte di fattori ambientali, genetici e metabolici, così come anche la composizione e le modificazioni del microbiota intestinale.

E’ proprio quest’ultimo aspetto che ha attirato l’attenzione del gruppo  californiano coordinato da Bern Schnabl, che è andato a verificare se pazienti colpiti da questo problema manifestassero una maggiore permeabilità intestinale quale fattore peggiorativo della NAFLD; i risultati hanno mostrato una maggiore presenza in circolo di particolari sostanze derivanti dal metabolismo della flora batterica intestinale (soprattutto acidi biliari e acidi grassi a catena corta, come  etanolo, acido fenilacetico e 3-4-idrofenillattato) in grado di giocare un ruolo importante nello sviluppo della malattia.

Da queste considerazioni i ricercatori coinvolti nello studio, confermando ulteriormente la recente acquisizione di un asse funzionale tra intestino, fegato e metabolismo generale, ipotizzano l’utilità di strategie miranti a modificare quantità e composizione della flora batterica intestinale fin dalla prima infanzia, in modo da mantenere intatta la permeabilità della mucosa e impedire una crescita batterica favorente la produzione di tali metaboliti.

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