In quel lavoro  di Harvard il gruppo coordinato da Ronald Kahn si è chiesto come mai l’obesità e il diabete fossero associati a un aumento dei tassi di ansia e depressione, sospettando un coinvolgimento della funzionalità intestinale.

Per capire il rapporto tra microbioma intestinale e resistenza all’insulina cerebrale in questi disturbi, lo studio di Kahn ha valutato i comportamenti e l’azione dell’insulina nel cervello dei topi con obesità indotta dalla dieta (DIO) con e senza trattamento antibiotico.

Si è scoperto che i topi DIO hanno comportamenti che erano proporzionali all’aumento dell’ansia e della depressione; contemporaneamente si verificava una diminuzione dei segnali molecolari dell’ insulina e un aumento dell’infiammazione nel nucleo accumbens e amigdala.

Se i topi venivano trattati con metronidazolo orale o vancomicina diminuiva l’infiammazione, miglioravano i meccanismi correlati all’insulina nel cervello e si riducevano i segni di ansia e depressione.

L’elemento interessante era dato dal fatto che questi effetti erano associati a cambiamenti nei livelli di triptofano, GABA, BDNF, amminoacidi e acilcarnitine, situazioni ampiamente trasferibili a topi privi di germi mediante trapianto fecale.

La conclusione è quindi che cambiamenti nel microbiota intestinale possono controllare i livelli di segnalazione e di metaboliti dell’insulina cerebrale, causando a loro volta comportamenti alterati.

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