Le modalità con le quali l’organismo codifica il proprio comportamento nell’ambiente che lo circonda passa anche dall’intestino; la nozione era stata ipotizzata ma non confermata da interconnessioni basate su nervo vago, sistema immunitario, acidi grassi a catena corta e triptofano. A livello evolutivo, quelli nati da taglio cesareo hanno un microbiota nettamente diverso nella prima infanzia rispetto a quelli nati per via vaginale mentre, all’altro estremo, le persone che invecchiano con considerevoli problemi di salute tendono a mostrare restringimenti nella diversità microbica.

Recentemente, il microbiota intestinale è stato profilato in una varietà di condizioni tra cui l’autismo, la depressione maggiore e il morbo di Parkinson. C’è ancora un dibattito sul fatto che questi cambiamenti siano o meno dovuti alla fisiopatologia o semplicemente epifenomenali, confronto al quale hanno contribuito due ricercatori irlandesi, Timothy e Cryan, pubblicando un interessante studio su Current Opinion in Clinical Nutrition and Metabolic Care.1

I due autori concludono in questa rewiev che alcuni disturbi neuropsichiatrici potrebbero essere trattati prendendo di mira il microbiota mediante trapianto di microbiota, antibiotici o psicobiotici.

Autismo, depressione maggiore e morbo di Parkinson, la questione oggi è di capire se i cambiamenti nella qualità del microbiota siano legati alla fisiopatologia o semplicemente epifenomenali.

Pr De Simone, Chi Sono

1. Dinan, Timothy G.; Cryan, John F. Current Opinion in Clinical Nutrition and Metabolic Care: November 2015 – Volume 18 – Issue 6 – p 552–558 doi: 10.1097/MCO.0000000000000221

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